Google alla sbarra e per la Privacy basta una spunta |√|

di domenicovalente


Ma senza quel video gli abusi sarebbero continuati!

Non mi ritornavano i conti, volevo capirci meglio ed ho fatto un giro di ricerche ovviamente sul condannato Google.
Il video incriminato è stato caricato su Youtube l’8 Settembre 2006 e rimosso da Google Lunedì 6 Novembre 2006, la prima notizia dell’accaduto risale invece solamente al 12 Novembre, cioè quando il filmato non era più presente in rete e sui server YouTube.
ADNKRONOS RIPORTAVA

MILANO: SU INTERNET VIDEO CHOC CON TORTURE IN CLASSE A RAGAZZO DOWN

SEQUESTRATO DA PROCURA MILANO, SI INDAGA PER IDENTIFICARE COMPAGNI
Roma, 12 nov. – (Adnkronos) – La procura di Milano ha sequestrato un filmato di 3 minuti e 11 secondi, arrivato al ventinovesimo posto tra i piu’ scaricati su Google, che testimonia la tortura di un RAGAZZO down da parte dei compagni di classe. La notizia e’ riportata da ”Repubblica”. ”Video divertenti”. Bastava cliccare su questo link per vedere il video in cui i ragazzi sbeffeggiano il compagno, lo prendono a sberle e calci, gli lanciano addosso dei libri. La storia e’ giunta tre giorni fa sul tavolo del pm milanese Corrado Carnevali, dopo la querela presentata dall’associazione Vividown. ”In pochi secondi e con estrema facilita’ ho rintracciato e scaricato il filmato -si legge nella querela- Per risalire all’indirizzo internet basta entrare nel sito http://www.video.google.it e cliccare ‘video divertenti’, le prime immagini della schermata sono quelle in questione”. Ora i pm stanno indagando per identificare il ragazzo che picchia il giovane down e il regista del film. E l’associazione Vividown ha denunciato anche Google: ”Vista la capacita’ di diffusione – scrive l’avvocato Guido Camera – e’ evidente che attento e consapevole deve essere il controllo dei video che possono essere scaricati dal sito”. Dalle immagini si vede una classe di una scuola superiore italiana, con studenti di diciassette, diciotto anni. A un certo punto viene fatto entrare un RAGAZZO down, viene condotto al centro della classe, messo di spalle per mostrare il sedere, i pantaloni sporchi: ”Dio p…, come e’ sporco, si e’ cag… addosso”, dicono i compagni. Poi, un RAGAZZO magrolino, gel nei capelli, gli da’ una sberla sulla pancia, quindi una spinta e un colpo in faccia. Il regista con la telecamera intanto riprende la classe. C’e’ una ragazza che continua a scrivere, sulla faccia ha un’espressione che sembra piu’ una smorfia che un sorriso. In fondo un altro compagno tiene gli occhi puntati sul libro, come per non vedere la scena, per non vedere nemmeno se stesso in quella classe. Gli altri partecipano, racconta ”Repubblica”. C’e’ chi si avvicina alla lavagna e scrive: ”Sensibilizziamo culi diversi”, poi aggiunge un ”SS” tanto per chiarire. C’e’ una ragazzina, la belloccia della classe, che si sventola un giornale davanti al naso: ”Se l’e’ fatta addosso”. Ecco di nuovo il ”cattivo” che si lancia in un saluto nazista, poi finge di telefonare: ”Salve, siamo di Vividown, un nostro mongolo si e’ cag… addosso e mo’ non sappiamo che fare perche’ l’odore ci e’ entrato nelle narici”. Poi il ”lancio”. Il RAGAZZO down e’ solo davanti alla lavagna e i compagni cominciano: ”Vai con il lancio”. Parte un libro e lo colpisce in pieno. E il regista: ”Aspetta, rifatelo, non e’ venuto”. E allora si ripete, finche’ lui perde gli occhiali e d’un tratto capisce, fa per piangere, cerca di difendersi. Ma lui non puo’: ”Cretino, buuhhh”, urla la classe.

Domanda: Come si fà a dire che Google non si è mossa per tempo?

Successivamente, si rincorrono notizie su altri atti simili anche in scuole diverse, da Nord a Sud, dibattiti politici su cosa e bene e cosa non va, discorsi e servizi sul bullismo, sugli insegnanti che fanno finta di non vedere, su come sia semplice con un videofonino fotografare o filmare una persona e renderla di pubblico dominio, sulla privacy, su Google.

Repubblica — 15 novembre 2006
LO HANNO PICCHIATO ALTRE VOLTE QUI LA VIOLENZA E’ UNA COSTANTE
“La cosa impressionante è la distanza fra lo stupore di chi arriva all’ Albe Steiner per la prima volta e la consapevolezza  di chi lavora in quella scuola tutti i giorni: «Il ragazzino del video è stato picchiato tante volte, forse non c’ era bisogno di arrivare fino a questo punto per capire che razza di compagni ci sono nella sua classe. Qui la violenza è di casa».

Passano altri 10 giorni, siamo al 25 novembre e la procura milanese scrive nel registro degli indagati due dirigenti di Google per concorso in diffamazione aggravata in base all’ articolo del codice penale che stabilisce che «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di prevenire, equivale a cagionarlo». In pratica Google non poteva “non sapere” , dunque non ha controllato a dovere i contenuti del video.

Repubblica — 25 novembre 2006
VIDEO CHOC, GOOGLE SOTTO INCHIESTA
……. Finora la società si era sempre trincerata dietro la giustificazione che la filiale italiana «non ha la disponibilità dei server», che si trovano invece in America. Ma le indagini della procura avrebbero stabilito la possibilità di una “localizzazione” dei video sulla versione italiana del sito che, di fatto, rende responsabili di quanto viene messo in rete anche i dirigenti di Google che, in un certo senso, avrebbero il “divieto di ignorare” quello che il motore di ricerca fa rimbalzare sui computer di milioni di persone.

Non ci sono colpi di scena, i quattro studenti sono stati condannati nel dicembre 2007 a 10 mesi di messa alla prova dal  Tribunale dei minorenni di Torino e l’indagine può prosegue a senso unico. Tutti sappiamo come BigG si guadagni da vivere ed infatti le due procure che indagano sul caso dopo hard disk cifrati e documenti tra la sede America ed Italiana arrivano a delle ipotesi.

Repubblica — 18 gennaio 2007   pagina 33   sezione: CRONACA
Video violenti in Rete Google rispetti privacy

……. («Gli americani sembrano piuttosto evasivi», dicono in procura), i loro detective hanno scoperto un documento secondo il quale Google Italia esaminava la situazione dei video inviati e scaricati dai navigatori di Internet. È un settore che produce profitto perché non sono pochi gli inserzionisti che pagano anche 30mila euro per «farsi vedere» nelle pagine più cliccate. Quindi, l’ analisi di mercato suggeriva di puntare su questo settore.

Il resto è storia recente, il 24 febbraio 2010 tre dei quattro dirigenti Google vengono condannati a 6 mesi, con la sospensione condizionale della pena, per violazione delle privacy, assolvendoli invece dal reato di diffamazione. Assolto un quarto dirigente che era accusato solo di diffamazione.
Sono intervenuti persino alte cariche del Governo Americano che sono rimasti ”negativamente colpiti dalla odierna decisione”, perche’ ”il principio fondamentale della liberta’ di  Internet e’ vitale per le democrazie”.

Ma Google non è INTERNET! I ragazzi avevano letto la dichiarazione sulla Privacy?

Abbiamo fatto confusione tra Internet, candidata al Nobel per la pace (I4p) e Google, un’azienda che fatturava nel 2008 21.796 miliardi di Dollari e che nel 2009 dava lavoro a 19.665 persone. Ad essere accusato è stato Google, perchè parlare allora di “attacco ad Internet”?. Sulla privacy poi di problemi, il colosso di Mountain View ne ha già dal 2004, con la messa in rete di Google Heart, per non parlare di Maps e Street View.
”la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri” , i vecchi proverbi non si sbagliano mai.
Google non può vigilare su tutto, siamo d’accordo, ma se un video scala velocemente le posizioni faccio veramente fatica a credere che non erano a conoscenza del suo contenuto. A parziale discolpa  sper loro,  se la ricostruzione è corretta, Google rileva il portale YouTube nel l’Ottobre 2006, quindi il video era già residente sui server e qualche lentezza nelle procedure possiamo concedergliela.
I ragazzini di oggi ci superano in bravura ed in velocità, hanno una familiarità con internet ed i suoi strumenti impressionante, ma penso che così come sia giusto avere una patente di guida per portare un mezzo, così bisognerebbe guidare i nostri ragazzi ad un livello di consapevolezza superiore a quello attuale, spiegandogli ad esempio che nello scherzo si partecipa in due (chi lo fà e chi lo riceve) e che ci sono dei limiti che con internet sono tutti virtualmente abbattuti. Virtualmente appunto.
Vi ricordate le NETIQUETTE, se su di un forum scrivevi CA..O!, eri bannato e non ti si vedeva più, erano le regole e le buone regole non si dovrebbero abbandonare.
Detto questo non scagiono completamente il gigante Google, è un’azienda che guarda per primo ai profitti.

Adesso aspettiamo tutti le motivazioni della sentenza che dovrebbero arrivare tra 90 giorni.

Secondo voi, senza quel video gli abusi sarebbero continuati?

tutti gli articoli sono reperibili su internet e in questa pagina qui