Che bello spendono 24 milioni per un tunnel e cercano i responsabili del Lambro

di domenicovalente


di Andrea Bertaglio

Da quasi due settimane sentiamo parlare del disastro ambientale dovuto all’enorme quantità di petrolio riversata nel Lambro e, di conseguenza, nel Po. Da giorni sentiamo parlare delle possibili cause e di una forsennata ricerca dei responsabili, che andrebbero ovviamente trovati e puniti, almeno ogni tanto. Ma abbiamo pensato a quali potrebbero essere i “veri colpevoli” di una tale situazione?

L'onda nera di petrolio si è riversata nel tratto piacentino del Po.

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha annunciato già la scorsa settimana che il Ministero si costituirà parte civile contro gli ignoti responsabili dello sversamento di oltre 600 mila litri di gasolio e olii combustibili provocato dall’apertura dei collettori di collegamento di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, alle porte di Monza. “Confidiamo” – dice il ministro – “che le indagini in corso conducano rapidamente all’individuazione dei responsabili contro i quali il Ministero dell’Ambiente si costituirà parte civile”.Trovare gli artefici di una tale azione, punendoli con “pene esemplari”, come dice di volere fare il presidente della Regione Lombardia, è più che necessario, particolarmente in un Paese nel quale i farabutti sembrano sempre poterla fare franca. “Il responsabile o i responsabili vanno assicurati alla giustizia e vanno puniti esemplarmente. Si tratta di un gesto di odio contro la nostra gente e il nostro territorio”, afferma Formigoni.

Ma chi odia maggiormente il proprio territorio? Chi compie una tale ignobile e degenerata azione, o chi per anni porta avanti politiche di totale dipendenza dal petrolio e pseudo-soluzioni a problemi quali il traffico cittadino e le emissioni di polveri sottili, con conseguenti effetti sulla salute delle persone e la loro qualità di vita?

Sono responsabili dell’attuale situazione solo coloro che hanno materialmente aperto i rubinetti delle cisterne della Lombarda Petroli, o tutti coloro i quali, approfittando della situazione, hanno riversato nei fiumi interessati quantità ingenti di sostanze tossiche altrimenti costose da smaltire? Dove si deve ricercare la responsabilità del disastro ambientale in corso, negli “incredibili ritardi sia da parte del Governo che delle tre regioni coinvolte con sottovalutazioni e insufficienza di persone e mezzi”, come ha affermato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, o in una cittadinanza totalmente assuefatta all’uso dell’auto, magari di grossa cilindrata come piace a moltissimi milanesi?

Perché ci troviamo ad avere ancora tali depositi di petrolio nel mezzo dei centri abitati? Per rendere più agevole l’approvvigionamento durante i freddi mesi invernali sarebbe la risposta logica, se non si considera che in Italia per il riscaldamento arriviamo a consumare oltre venti litri di gasolio al metro quadro all’anno, mentre Paesi con temperature medie più basse come la Germania non permettono nemmeno di costruire edifici che ne consumino più di sette.

Visto che stiamo parlando di costruzioni, perché non parlare delle infrastrutture di Milano e dintorni? Dei 455 milioni spesi per la quarta corsia dell’autostrada Milano-Bergamo, effettivamente necessaria in un’area ultra-congestionata, quella da essa attraversata, nella quale (però) non passano né treni né metropolitane? O dei 106 milioni già spesi per i lavori che porteranno, il 14 agosto 2010, all’apertura del famigerato tunnel di Gattamelata, che grazie alla geniale progettazione di un nuovo quartiere chiamato “CityLife”(!), riverserà in pieno centro cittadino (a Milano, nella zona della vecchia fiera) un quotidiano fiume di autoveicoli, dato che sono previsti per gli stessi oltre 8.500 parcheggi?

Consegnando scherzosamente nelle mani del sindaco di Milano, Letizia Moratti, il "fac simile" di un assegno raffigurante un Silvio Berlusconi sorridente, il sottosegretario alle Infrastrutture, Mario Mantovani, ha confermato lo stanziamento del governo di 24 milioni.

“Il tunnel di Gattamelata” – ha commentato Letizia Moratti – “ha una forte valenza per la nostra città sia dal punto viabilistico sia dal punto di vista ambientale, visto che saranno istallati impianti per l’abbattimento dei fumi. Inoltre […] con queste infrastrutture si potrà alleggerire il traffico di superficie, collegare in maniera più facile punti della città e qualificare la zona verde del Monte Stella”. Certo, si abbatte il traffico di superficie, facendolo scorrere sottoterra. Perché non ci avevamo pensato prima? E poi ci sono gli impianti per gli abbattimenti dei fumi… perché mai si dovrebbero cercare altre soluzioni alla mobilità?

Ogni milanese, e per milanese intendo persona che vive o lavora sia nella città che nel famoso hinterland del capoluogo lombardo, conosce bene la situazione in cui versa la zona, sia a livello di traffico che di emissione di polveri sottili. Si lamenta spesso e volentieri degli enormi costi della bolletta elettrica e del gas, magari evocando un assurdo ritorno al nucleare (del resto, ora lo dice anche il signor Obama). Ma il collegamento fra questo tipo di problemi e le proprie scelte quotidiane (prendere i mezzi piuttosto che l’auto, spegnere le luci in una stanza in cui non c’è nessuno, staccare i carica-batterie dei cellulari dalla presa di corrente, non lasciare gli elettrodomestici in stand-by ecc.) nelle coscienze di molti che si sono scandalizzati o commossi vedendo la fauna fluviale agonizzante sotto uno strato di “oro nero”, sembra essere ancora latente.

Come latente è il collegamento fra le nostre azioni ed i più svariati problemi che ci troviamo a vivere non solo come cittadini, ma come società in generale. Il disastro ambientale dovuto ai sabotaggi della Lombarda Petroli è direttamente collegato al ragazzo nigeriano che ci “infastidisce” nel parcheggio del nostro centro commerciale preferito, quello che non ci fa sentire “padroni a casa nostra”, dato che è molto probabile che lo stesso petrolio che sta devastando gli eco-sistemi del Lambro e del Po arrivi proprio da casa sua, dal suo delta, quello del Niger, dove da tempo non è più “padrone” anche grazie ad una nostra impresa, che laggiù trivella impunemente da decenni causando danni ambientali di portata ben maggiore di quella dovuta al deposito brianzolo.

È tutto correlato, ma è un discorso decisamente troppo vasto. È brutto sentire o vedere l’ennesimo scempio della nostra Terra. Disastro ambientale condannato da politici, cittadini, Enti e Istituzioni, ma mai collegato a quello sociale. Non ci si scontra solo con gli interessi dei soliti noti, ma anche con le abitudini e la pigrizia mentale di tutti coloro che non riescono, o non vogliono, cambiare di una virgola i propri stili di vita.

Continuiamo, dunque, a scandalizzarci. La nostra indignazione di persone per bene sarà placata: i responsabili del disastro ecologico saranno trovati e puniti “in modo esemplare”, il nigeriano del parcheggio espulso (per mezza giornata) e (non) rimandato a casa sua, le polveri sottili (non) saranno ridotte dall’idiozia ed inutilità delle “domeniche a piedi”, lo smog (non) verrà catturato dagli impianti per l’abbattimento dei fumi, il traffico “percepito” si ridurrà, passando in appositi tunnel sotterranei da svariati milioni di euro pubblici (chissà se ci potrebbe iniziare a fare una linea della metro, con quei soldi), e tutta la sozzura che ammorba noi e le nostre città potrà essere nascosta sotto il tappeto. Fino a che, nel clima di sorpresa generale, inciamperemo anche su quello.

Via | terranauta.it