Il linguaggio dei nuovi media

di domenicovalente


Il software è come il cinema: un linguaggio visuale, universale.

Lev Manovich

è nato a mosca e si è trasferito a new york nel 1981. Ha studiato architettura, animazione e programmazione prima di iniziare a lavorare con i computer media nel 1984.

Il software è ciò che ha permesso alle macchine di calcolo di diventare nuovi media. È un linguaggio universale che fa da collante tra sistemi economici, sociali – in una parola, culturali – diversi. Anni fa mi è capitato di entrare in un libreria di Colonia e sfogliare libri di software, ovviamente in tedesco. Qualche tempo dopo, in Cina, ho trovato gli stessi volumi, naturalmente in cinese. Ma l’argomento era lo stesso ed è quello che elimina le differenze: stesse applicazioni, stesse interfacce. Il software è come il cinema: un linguaggio visuale, universale“.

Se penso alle migliaia di applicazioni che si possono scegliere oggi per creare il proprio messaggio, improvvisamente mi rendo conto che abbiamo raggiunto un livello successivo: esistono centinaia di programmi per creare il proprio messaggio, per modificarlo e inviarlo. Per interagire. Pensate a Photoshop: se il mio messaggio è un’immagine, posso applicare filtri, zoommare, ritagliare o modificare, opacizzare, aumentare il contrasto o cambiare i colori. Non si tratta più solo di avere diversi media, ma di avere anche diversi linguaggi per ognuno di questi“.

La software culture è una componente essenziale del vivere sociale, perché la nostra è inequivocabilmente una software society immersa in una software culture. “E a differenza della cultura a cui siamo abituati a pensare, la software culture è una, unica e condivisa cultura che ci accomuna“.

Via | WiredItalia