Voglio capire se c’è la possibilità di rimettere in moto una speranza.

di domenicovalente


L’unica impresa eccezionale è la Revolutìon compare…

Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Sì, è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo. Ernesto Rafael Guevara De la Serna, detto "Che Guevara" (1928 – 1967)

Chi di noi assomiglia a un tecnico americano o a una guardia rossa cinese? Nessuno. Eppure l’apparente analogia tra «il rapporto sacrilego con il passato» del tecnico e quello del rivoluzionario, si verifica anche in Italia: per esempio, in certo atteggiamento drastico dei giovani, che condannano indiscriminatamente «tutto» ciò che è vecchio in nome della rivoluzione, facendosi così portatori di un valore neocapitalistico: la sostituzione totale del nuovo potere industriale ai vecchi poteri. Oppure nel culto che hanno certi gruppi di giovani per il lavoro collettivo, d’équipe! come se appunto si trattasse di una collettivizzazione del lavoro di tipo rivoluzionario e popolare, mentre si tratta proprio di una richiesta di spersonalizzazione da parte della cultura di massa. (Pier Paolo Pasolini)

La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre. Le risposi che i giacobini avevano ragione e che, terrore o no, la rivoluzione francese era stata una cosa giusta. La maestra non ritenne di fare altre domande. (Offlaga Disco Pax)

Il processo rivoluzionario è intrinsecamente il miglior programma di sanità pubblica possibile. (Fidel Castro)

Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c’e qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: “Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto” […] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: “Qui ci vuole un cambiamento!” e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Quindi per favore, non parlarmi più di rivoluzione… E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente… tutto torna come prima! (Giù la testa)

<<Oggi siamo al punto in cui anche il centrosinistra ha bisogno di una auto-rivoluzione, di una riforma radicale nel momento in cui c’è la crepa del racconto berlusconiano, e si comincia a vedere cosa c’è attorno alla corte di Cesare. C’è bisogno di mettere in campo un cantiere dell’alternativa che non è semplicemente nelle parole del centrosinistra.
Penso che, come dice la Bibbia, ogni cosa a suo tempo, ogni giorno ha i suoi oggetti e il suo calendario. Credo che Berlusconi si sia costantemente sottratto al confronto con la realtà, al confronto anche con i suoi avversari. Berlusconi è entrato dentro un meccanismo pubblicitario, si è venduto alla stregua di un detersivo. In un sistema informativo manipolato, censurato, e piegato dal berlusconismo che è il proprietario privato, monopolista dell’emittenza televisiva, che controlla tutta l’emittenza pubblica e gran parte del sistema editoriale, Cesare, cioè Silvio Berlusconi ha impedito che in Italia ci fosse un confronto politico reale. Basta immaginare che per due anni è stata negata l’esistenza della crisi; si è giocato a nascondino e poi improvvisamente la crisi emerge come una fiammata violenta che uccide l’Italia.
Voglio capire se c’è la possibilità di rimettere in moto una speranza.>> (Nichi Vendola)

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